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Il Sudafrica oltre lo stereotipo

THE BLACK MADONNA

di Antonio Drago

Con 200 mila copie vendute in tutto il mondo e un tour che includeva oltre al Sudafrica anche Australia, Brasile, United States e alcuni Paesi d’Europa, “Weekend Special” rimane ancora oggi uno dei più grandi successi di Brenda Fassie, la regina del pop sudafricano degli anni ’80 e ’90 ribattezzata dalla rivista Americana TIME, per il suo stile e la sua irriverenza, come la “Madonna delle Township” o semplicemente “The Black Madonna”. Nata a Langa nel 1964 (un sobborgo povero nei pressi di Cape Town) dimostrò il suo innato talento già all’età di quattro anni, quando, orfana di padre, aiutava la mamma pianista cantando in strada per i turisti. Nel 1979 le sue straordinarie doti canore vennero notate dal produttore Kokoi Lebona che la portò nella “città dell’oro”, a Johannesburg, promettendole fortuna e successo in quella che è ancora oggi definita la NYC d’Africa.

Entrò così a far parte di un trio vocale chiamato Joy e poi della band Blondie and Papa. Già nel 1983 aveva fondato un proprio gruppo musicale chiamato Brenda and the Big Dudes, incidendo il suo primo singolo di successo destinato a rimanere nel cuore e nei ricordi di tutti i Sudafricani, bianchi e neri, allora separati del regime segregazionista. La scalata fu immediata. Seguirono una serie di altri importanti lavori come: Membeza (1997), Nomakanjani (1999), Amadlozi (2000), Mina Nawe (2001), Myekeleni (2002) e Mali (2004). “I’m so sorry” invece,  interpretata dal figlio e a lei dedicata, vinse nel 2005 l’Academy Award come miglior colonna sonora del film Tsotsi.

Alcuni dei suoi brani condannavano esplicitamente l’Apartheid e per questo il Governo Sudafricano decise di censurarli, ignaro però del fatto che lo straordinario potere della musica avrebbe comunque unito i Neri di tutto il Paese verso il sogno della libertà!

La sua vita, oltre che costellata da successi, fu anche dolorosa e assai travagliata. Dapprima un divorzio per violenza domestica seguito dalla perdita della madre. Poi l’abuso di cocaina, l’omosessualità dichiarata, fino alla morte per overdose della sua compagna nel 1995. Il report post mortem dichiarò che la pop star fosse affetta da Aids e che il suo cuore si fermò per un arresto cardiaco. Nonostante il South African Sunday Times avesse divulgato la notizia nel mondo il suo manager Peter Snyman si affrettò a negare tutte le dichiarazioni.

Brenda, soprannominata affettuosamente dai suoi fans MaBrrr, morì nel maggio del 2004 nell’ospedale di Sunninghill, JHB. Al suo funerale partecipò il Presidente del Nuovo Sudafrica democratico Nelson Mandela.

Nel marzo del 2006, una statua di bronzo ad altezza naturale venne installata in suo ricordo a Bassline, una via della musica del Newtown Cultural Precinct, a Johannesburg.

Brenda rimane un’icona leggendaria nel panorama musicale Sudafricano e in occasione dei 13 lunghi anni dalla sua scomparsa REËNBOOG la ricorda così…

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