R E Ë N B O O G

Il Sudafrica oltre lo stereotipo

ESSENZE D’AFRIKA

di Antonio Drago & Viky MR

Eravamo davanti la piazzola di sosta del Pick n Pay di Nelspruit quando io e Shane, in viaggio da Sandton City già dalla mattina presto, ci siamo fermati per acquistare cibo e bevande da portarci al Berg-en-Dal gate, nel cuore del Kruger National Park. Mi ero talmente fidato del suo gusto sudafricano da non fare neppure caso a quello che aveva scelto da bere per il nostro camping di fine settimana con gli amici. I supermarkets del Sudafrica infatti sono così moderni e forniti di tutto ciò che è possibile acquistare anche a Londra, Milano o Amsterdam che facevo davvero fatica a credere che ci trovavamo a pochi km dal Mozambico, in terra Africana. Qualcosa però non avevo mai conosciuto ed assaggiato prima di allora (nonostante la mia passione sfrenata per la Nazione) e questa scoperta la devo sicuramente a quel weekend! Lasciammo così la Citrus City verso la savana più a nord. Ci aspettavano la biologa e birdwatcher Mrs Van der Merwe e sua figlia Candice, amica di lui, che avevano già montato le tende dove passare la notte. Ero elettrizzato. Stavo per rivivere, dopo quattro anni, l’esperienza di un Safari in Africa!

Tutto era magico e sembrava come essere dentro un racconto sull’Africa di Ernest Hemingway, anche se non ci trovavamo esattamente in Tanzania! I rest camps del Parco Kruger infatti sono attrezzati e molto accoglienti e qui nei fine settimana si riuniscono, da generazioni, molte persone provenienti dalle città vicine e dal confine, per il campeggio, il braai e il contatto con la vera natura africana.

Con lo scendere della notte c’eravamo sistemati con le sedie attorno ad un fuoco scoppiettante e sopra le nostre teste si apriva un cielo stellato da mozzare il fiato di quelli che in Europa è ormai impossibile ammirare, mentre aldilà delle reti un branco di gazzelle, impaurite dalle luci, passava veloce. Intanto accanto alle nostre tende si era appena parcheggiato un caravan di individui che io avrei certamente scambiato per Svedesi! “Rhodesiani”, disse subito Candice: “I bianchi dello Zimbabwe” che così vogliono ancora essere chiamati (da “Rhodesia” appunto, il nome del Paese sotto il dominio Britannico fino al 1980) e in attesa che si cucinasse lo stufato di potamocero con verdure e patate, Shane tirò fuori dalla borsa frigo una raffinata bottiglia in vetro marrone con una grande etichetta raffigurante un elefante, in pendant con l’ambiente che ci circondava. Quel liquore aveva un color nocciola brillante e un gradevole profumo fruttato, si chiamava: AMARULA! “the spirit of Africa”…

www.amarula.com

Mi ero mostrato subito entusiasta di provarlo. La mia reazione, dissero divertiti, fu un “grande classico”: avevo associato quel gusto al più convenzionale e conosciuto Baileys, eppure, con un’analisi più attenta e una degustazione approfondita, avevo capito che quella crema di liquore in realtà non assomigliava a niente di tutto ciò che avevo bevuto prima. Il Sudafricano Amarula infatti è un liquore cremoso a gradazione alcolica di 17 gradi a base di frutta selvatica, panna fresca e con un delicato gusto di caramello fruttato, a differenza del liquore Irlandese che invece mixa al whisky una dolce crema di latte. Tuttavia, a provarli, sembrano identici al punto che sono, nella loro categoria, i due liquori cremosi più famosi e venduti al mondo! L’Amarula è inoltre un intramontabile rito per i Sudafricani che lo bevono liscio, con ghiaccio o l’aggiunta di soda. Alcuni lo adorano anche come correzione per il caffè o perfino guarnizione di desserts e gelati.

Impossibile non innamorarsene!

La Dottoressa Van der Merwe mi spiegò subito che la differenza tra i due alcolici è sostanziale. A rendere l’Amarula unico è la materia prima con cui è prodotto: il frutto giallo di un albero che cresce solo in Africa Australe, la marula appunto, fonte preziosa di vitamina C che ha le dimensioni di una nespola e quando in estate raggiunge la sua maturazione, viene lavorato per estrarne la polpa che verrà poi fatta fermentare a 20° fino ad ottenere una sorta di vino. Il distillato della scorza viene poi aggiunto al vino ottenuto e la miscela viene invecchiata per 2 anni dentro botti di quercia francese.

È solo allora che gli specialisti di Stellenbosch vi aggiungono zucchero e panna fresca per ottenere la gustosa crema di liquore.

La savana attorno, lo stufato caldo pronto da mangiare e i versi di uccelli sconosciuti in alternanza al suono dei grilli canterini tipici della notte: mi sentivo felice! Quella fu di sicuro una delle degustazioni (con spiegazione) più entusiasmanti della mia vita…

Il giorno dopo all’alba iniziò il tour della riserva. Il Kruger era pieno di quell’albero descritto dalla madre di Candice. È il classico fusto della savana, qui chiamato anche “albero degli elefanti”, ecco perché il marketing aziendale dell’Amarula suggerisce la produzione di oggetti da collezione annessi all’animale africano e quest’ultimo, fin dal 1989, ne è diventato il simbolo!

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Con il mio recente ritorno in Italia ho scoperto che però non sono esattamente l’unico a non conoscere l’Amarula! Con mia grande delusione i supermarkets e i bar più in della Milano da bere ne sono sprovvisti! Tuttavia con il boom turistico degli ultimi anni e il successo che raggiunge tutti i continenti,  il prodotto ha iniziato a farsi conoscere tra gli importatori italiani più esigenti ed elitari che credono nel valore autentico del liquore e lo ritengono l’espressione di un Sudafrica prestigioso e di qualità! 

“È bellissimo ricevere un’elegante bottiglia di liquore nel mio appartamento a Milano! GRAZIE AMARULA per aver permesso di rivivere, a distanza di mesi dal quel magico safari al Kruger, la stessa esperienza sensoriale. Oggi l’Africa… è a casa mia!”

 


 


We were in front of the rest area of ​Pick n Pay in Nelspruit when me and Shane, travelling from Sandton City since early morning, stopped to buy food and drinks to bring with us at the Berg-en-Dal Gate, in the heart of Kruger National Park. I trusted his South African taste so much that I didn’t even pay attention about what he choose to drink for our camping weekend with friends. In fact supermarkets of South Africa are modern and equipped with everything you can also buy in London, Milan or Amsterdam, which was really hard to believe that we were few kilometers from Mozambique, in the African soil. But there was something I’ve never known and tasted before (despite my unbridled passion for the Country) and this discovery must surely be attributed at that weekend! We left the Citrus City to the savannah in the north. The biologist and birdwatcher Mrs Van der Merwe and her daughter Candice, a friend of him, were waiting for us and they already had pitched the tents to spend the night. I was thrilled. I was about to live again, after four years, a safari experience in Africa!

Everything was magical and seemed to be inside a tale of Africa by Ernest Hemingway. But we were not in Tanzania! The Kruger’s rest camps are equipped and very comfortable and here, every weekend, many people from neighboring towns and borders get together to braai, camping and experience the real African nature.With the nightfall we were accommodated on camping chairs around a roaring fire and above our heads  a breathtaking starry sky opened, a sky that is now impossible to see in Europe, while, beyond the enclosure, a pack of scared gazelles because of lights, quickly runs. Next to our tents had just parked a caravan of people that I would certainly mistaken with Swedish! “Rhodesians” said Candice: “White people of Zimbabwe” who still want to be called that way (from “Rhodesia”, the name of the Country under the British rule until 1980). While we were cooking potamocherus stew with vegetables and potatoes, Shane pulled out of the cooler a fine brown glass bottle with a major label depicting an elephant on pendant with the environment around us. The color of that liquor was shining nut with a pleasant smell. Its name was: Amarula! “the spirit of Africa”…

www.amarula.com

I was so excited to try it. My reaction, they said amused, was a “great classic” . I associated that taste with the more conventional and known “BAILEYS“, but after a more careful analysis and a depth tasting, I realized that the liqueur actually did not resemble anything of all I drunk before. The South African Amarula is a cream liqueur with an alcohol content of 17% volume, made with wild fruits and fresh cream, with a pleasant taste of fruity caramel, very different from the Irish one that mixes whisky with a sweet milk cream. However, trying them, seems that both are identical that’s why they are the most famous creamy liqueurs sold in the world! Amarula is also a timeless ritual for South Africans, that can drink it on the rock or soda. Someone even loves Amarula in the coffee or even as a desserts and ice-cream topping.

Is impossible to not fall in love with it!

Mrs Van der Merwe explained to me that the difference between the two products is essential. To make Amarula “unique” is the raw material with which is produced: the fruit of a yellow tree growing only in Africa. The “MARULA” fruit, that has loquat’s size, when in summer reaches its aging, is de-stoned, its flesh crushed and the pulp fermented at 20º getting a sort of “wine”.

After fermentation, the Marula wine is distilled and aged in French oak barrels for at least two years. Only then the Stellenbosch specialists add sugar and cream to get the tasty cream liqueur.

Savannah around us, the warm stew ready to eat and the call of unknown birds alternately to the sound of singing crickets, typical of the nights: I felt happy. That was for sure one of the tasting experience (with explanation) most exciting of my life. The day dawned with the tour of the reserve and I understood which tree we were actually talking about. Kruger was full of them. It is the typical savannah tree, here also called  “TREE OF ELEPHANTS”. That’s why the company marketing of Amarula suggests the production of objects related to the African animal, and this one, since 1989, has become its symbol!

With my recent return in Italy I discovered that I am not the only one who do not know Amarula! To my disappointment, supermarkets and bars in Milan are unstocked. But with the tourism growth and the success all over the world, the product has started to be known between the most demanding and elitist Italian importers who believe in the true value of the liquor, considering it the expression of quality and of a prestigious South Africa.

 

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