R E Ë N B O O G

Il Sudafrica oltre lo stereotipo

IL TRIBUTO AI PIONIERI

di Antonio Drago & Danika Kotze

La mappa del nord del Paese nei miei programmi di viaggio.

Ero atterrato in Gauteng già da parecchi giorni e nonostante Johannesburg avesse ancora tanto da mostrarmi con la sua storia, la sua modernità e la vita mondana tipica delle metropoli glamour di tutto il mondo, qualcos’altro più a nord attirava la mia curiosità da esploratore! Neppure il cielo grigio di una tardiva primavera Sudafricana poteva fermarmi da quell’obiettivo distante appena 10 km dal nostro alloggio. Così, dopo una veloce sosta da Seattle Coffee per un flat white da gustarci lungo il tragitto, cominciò il nostro viaggio “on the road” sulla N1 direzione Pretoria (Moonwalk Away era a tutto volume). Mi sentivo felicissimo ma non riuscivo a credere però che qui l’inverno fosse tanto lungo e ostile! Dalle tristi nuvole iniziò infatti a scendere una pioggerellina sottile e la nebbia che si infiltrava tra le graziose villette rendeva le strade della capitale misteriose e deserte.

Hatfield, Pretoria.

Io però guardavo aldilà del meteo, oltre quell’ombra che per decenni ha avvolto Joburg e la stessa Jacaranda City nell’apocalisse dell’abbandono, del degrado urbano e della paura, paradossalmente avvenute con la caduta dell’Apartheid nel ’94 e il sogno di una Nazione per tutti […] ma che adesso lascia spazio ad una nuova luce che riflette sui residenti pronti a ritrovare le proprie origini e sui turisti di tutto il mondo curiosi di rispolverare -o scoprire- una storia che va oltre lo stereotipo dell’Africa più convenzionale!

La capitale del Sudafrica, Pretoria.

Tuttavia poco si sa su quest’imponente opera architettonica di cui sto per scrivere, soprattutto in Italia! Le stesse agenzie di viaggi infatti tendono ad escluderla dai tour in Sudafrica (prediligendo il safari) e molto spesso l’aeroporto internazionale dell’ex provincia del Transvaal, un tempo dedicato a Jan Smuts, viene utilizzato solamente come scalo tecnico e crocevia per raggiungere altre destinazioni più popolari in Africa Australe come la Penisola del Capo, le Cascate Vittoria, la Namibia o il Kruger National Park. Eppure i miei studi e la passione smisurata per la storia coloniale del Sudafrica mi portavano a voler essere esattamente lì, nella capitale Pretoria, dove sulla cima della sua collina più alta, la cosiddetta Monument Koppie, sorge maestoso il famigerato Monumento ai Voortrekkers, memoria del Great Trek divenuto poi granito e leggenda, oggi anche National Heritage Site.

Superati i cancelli della biglietteria in Eeufees Rd ci siamo ritrovati immersi nella natura indigena e tra i grandi alberi si scorgeva la cima squadrata del monolite. Arrivati di fronte alla scalinata era lì che ci guardava con aria austera e un’eleganza simmetrica. Dall’esterno le sue dimensioni parevano contenute ma i dettagli di bassorilievi e statue ne personalizzavano il rigoroso carattere. Il Voortrekker Monument (1937-1949) difatti non è più alto del Taj Mahal in India né della Piramide di Micerino a Giza ma i suoi possenti 40 metri ne fanno comunque un’opera che a suo tempo venne pensata dall’architetto Gerard Moerdyk con lo scopo di impressionare e commemorare la potenza degli Afrikaners (i Coloni di pelle bianca discendenti dagli Olandesi) sul territorio Sudafricano, prendendo altresì ispirazione dal Völkerschlachtdenkmal, il monumento costruito in memoria della “Battaglia delle Nazioni” a Leipzig, in Germania.

La rigorosa facciata principale del Voortrekker Monument.

La grande scalinata prima di arrivare alla base. Poi ancora altri gradini sia all’ingresso di destra che di sinistra per giungere all’interno.

La statua di uno dei leader dei Voortrekkers, il pioniere Piet Retief.

Attorno al perimetro del monumento si sviluppano scalinate e aiuole.

Ho appreso dalla guida che l’idea di onorare la marcia dei Boeri dalla Colonia del Capo verso il Transvaal per sfuggire al controllo Britannico (Die Groot Trek) aleggiava già nella mente del Generale Piet Joubert fin dal Dicembre del 1895. Il monumento nacque qualche tempo più tardi proprio per simboleggiare la libertà degli Afrikaners e i loro ideali politici.

Gli zig zag in granito simboleggiano l’acqua e la fertilità. Il bufalo la protezione.

“Boer woman with children” è la statua dello scultore Afrikaner Anton van Wouw, posta ai piedi del monolite.

Bellissime sterlizie reginae in fiore ai piedi della statua di Anton van Wouw.

Oltre alle influenze nettamente Europee non ho potuto fare a meno di notare alcuni dettagli africani voluti dallo stesso Moerdijk proprio per confermare il rapporto indissolubile tra i Coloni Olandesi e queste terre in Africa, che da sempre considerano casa loro! La testa di bufalo sopra il portone d’ingresso per esempio simboleggia protezione al monumento mentre gli zig-zag in granito delle vetrate ai lati del monolite raffigurano l’acqua e la fertilità. I bassorilievi degli gnu invece ricordano lo scontro con la tribù indigena del re zulu Dingane che assassinò il pioniere Piet Retief, così come le lance di ferro nella cancellata principale. Rilevante è anche l’ascendente che ha avuto l’architettura dell’antico Egitto dopo la visita dell’architetto al tempio di Karnak, a Thebe.

Petunie in fiore nel giardino del parco.

Sul tetto del Voortrekker Monument si incrociano corridoi e cunicoli.

Il profilo inconfondibile e severo del Voortrekker monument.

Tutto attorno si sviluppava un rutilante giardino fiorito di sterlizie reginae, sterlizie nicolai, petunie e altri fiori africani di cui non conoscevo l’origine. La primavera, seppur timida e dispettosa, cominciava a farsi ammirare…

Attorno al monumento si sviluppa un bassorilievo di 64 carovane, “the wagon”, che simboleggia la marcia dei boeri verso nord.

Il primo impatto avuto appena entrato fu di stupore e meraviglia. Era enorme e architettonicamente perfetto con un tetto altissimo e circolare da dove si apriva una cavità che univa i tre livelli della struttura. Bassorilievi di marmo che riproducevano fedelmente le vicende del Great Trek (dalla migrazione alle battaglie del 1835-1852) circondavano i lati sopra un pavimento bicolore a motivi geometrici lucentissimo. L’impressione fu quella di ritrovarmi in un qualsiasi Pantheon di una capitale Europea. Chi avrebbe mai detto che invece mi trovavo in Africa!

L’interno visto dall’ultimo piano con la cavità circolare sui 3 livelli e sul cenotafio.

Il museo Boero con dipinti, utensili e antichi documenti.

La bandiera della Repubblica Boera, chiaramente di impronta Olandese.

Di notevole suggestione è stata l’apertura centrale sui 3 livelli della struttura che ho ammirato dall’alto verso il basso e viceversa e da dove penetra la luce naturale che ogni anno alle ore dodici del 16 Dicembre, fin dalla sua inaugurazione nel 1949, illumina con i raggi del sole il cenotafio (una tomba vuota simbolica) e le parole su di esso: ONS VIR JOU SUIDAFRIKA (dall’Afrikaans “Noi per te, Sudafrica”) come benedizione di Dio sulla vita e gli sforzi dei Voortrekkers.

Il cenotafio

Dopo aver speso circa due ore nel parco nazionale, perso in un’atmosfera densa di storia e incanto corsi a comprare un ricordo nel negozietto accanto al monumento. All’interno, tra magneti da frigo e calendari illustrati, c’erano perfino oggetti con il tema della vecchia bandiera Sudafricana del regime dell’Apartheid divenuta souvenir e riproposta su tazze e bicchieri da liquore, forse in memoria di un’epoca finita e per alcuni dimenticata! L’ora del pranzo arrivò subito e presi dalla fame avevamo raggiunto in macchina un adorabile ristorantino Afrikaner nel quartiere residenziale di Waterkloof, dove assaggiai alcuni piatti tradizionali Boerekos (vedi anche il nostro articolo sulla cucina Boera). A pochi km dal locale si trovava la bellissima Church Square. Era lì che avevamo deciso di passare il nostro pomeriggio da turisti curiosi per visitare la statua di Paul Kruger ma quella…è un’altra storia!

Una suggestiva illuminazione moderna che rende attuale e bellissimo il Voortrekker monument.

               

 

 

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