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KROTOA

di Antonio Drago.

Quando si immagina la Repubblica Sudafricana si finisce inevitabilmente col ricordare il rapporto storicamente travagliato tra bianchi e neri. Tuttavia va specificato che è un errore grossolano generalizzare su “europei e bantu” solamente in virtù del colore della loro pelle ed è totalmente inesatto pensare che questa terra, ancora oggi così contesa, possa appartenere soltanto agli uni o agli altri! Non solo perché dell’arcobaleno fan parte anche coloureds ed indiani, ma perché il passato del Sudafrica è più antico e peculiare di quanto si possa credere!

Ancor prima di storie di velieri ed insediamenti, di battaglie e conquiste, un popolo aborigeno dalla pelle arancione chiaro, come il deserto del Kalahari, viveva infatti nella regione del Capo già da 2000 anni. Il loro nome, “KHOI-KHOI”, significa “vero popolo” e la storia di questi pastori nomadi nativi dell’Africa sudoccidentale si racconta oggi attraverso pitture rupestri e leggende tramandate.

Scene tratte dal film “Krotoa”, di Roberta Durrant, 2017.

Anche se considerati i discendenti diretti dell’homo-sapiens e quindi una delle etnie più remote del pianeta, i primi documenti sul loro modo di vivere ci giunsero soltanto con le esplorazioni dei portoghesi nel Capo di Buona Speranza verso la fine del ‘400. Il loro destino però cambiò radicalmente con l’arrivo degli olandesi nel 1652. L’incontro con i primi coloni, diversamente da quanto si possa dedurre, non fu dal principio così deleterio anzi, i Khoi vedevano in questi uomini bianchi l’opportunità di guadagnare attraverso il commercio del bestiame o addirittura potenziali alleati contro nemici neri preesistenti. D’altro canto gli olandesi cercarono di trattare pacificamente la spartizione delle proprietà, in quel lembo di terra bellissimo che sarebbe diventato poi Kaapstad (Cape Town)

Fu allora che una bambina venne scelta dal bush e portata nella fortezza di Jan van Riebeeck ai piedi della Table Mountain per diventare, da semplice nomade, una delle donne più note ed influenti della storia sudafricana.

Il suo nome era

KROTOA…

Diventato un film diretto dalla regista sudafricana Roberta Durrant e prodotto dalla casa cinematografica AfrikaansKyknet”, Krotoa racconta la vita di una vivace dodicenne appartenente alla tribù dei Khoi, sottratta alla famiglia per servire la Compagnia Olandese delle Indie Orientali come schiava di Maria van Riebeeck, sposa di Jan al tempo in cui venne promosso primo governatore della colonia.

Un brillante Armand Aucamp nei panni di Jan van Riebeeck.

Battezzata nella chiesa all’interno del Fort de Goede Hoop, Krotoa assimilò presto usi e costumi degli europei e il suo stesso nome, considerato da Maria inappropriato e selvaggio, venne sostituito con l’appellativo di EVA. Imparò fluentemente l’olandese e le sue abilità linguistiche la portarono già da adolescente a servire il governatore come interprete ufficiale per gli scambi commerciali tra gli europei e il suo popolo, nonché a giocare un ruolo importantissimo nelle trattative di pace, che posero fine alle divergenze sulla proprietà della terra. La sua fama raggiunse l’Europa, al punto da comparire sul giornale della compagnia, la VOC, ad Amsterdam. Avvenimento più unico che raro per una donna del tempo, tanto più indigena.

La sua grazia camaleontica colpì il giovane medico Pieter van Meerhof arrivato al Capo, che la sposò nel 1664 e dalla quale ebbe 2 figli: Pieternella e Salamon. Krotoa, nel film interpretata dall’attrice Crystal-Donna Roberts, divenne così ufficialmente Mrs Eva van Meerhof e questa unione passò alla storia come il primo matrimonio interrazziale registrato in Sudafrica.

Ben presto però l’idillio di Krotoa si trasformò in un incubo. Ormai ripudiata dalla famiglia originaria per aver scelto quello stile di vita, trascorse gli ultimi anni a Robben Island e l’isolamento la portò all’alcolismo cronico. Van Meerhof nel frattempo perse la vita in una missione in Madagascar e rimasta vedova, ebbe la concessione di ritornare sulla terra ferma. Le abitudini al Forte però cambiarono drasticamente e il nuovo avido governatore del Capo non riconobbe più nulla in lei se non un’inutile donna, selvaggia ed alcolizzata. Il suo atteggiamento irriverente e barbaro la portò all’allontanamento forzato dei figli e in un momento di ira (consapevole di aver perso tutto fuorché la sua vera natura) sfogò la sua frustrazione presentandosi ad una cena dell’alta borghesia olandese in abiti tradizionali Khoi, sotto quell’unico vero nome che le era da sempre appartenuto: Krotoa, non Eva!

Crystal-Donna Roberts.

Le accuse ai commensali, colpevoli di aver usurpato la sua terra e decimato il suo popolo, la portarono all’incarcerazione.

Morì a soli 32 anni il 29 Luglio 1674

 

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Per alcuni Krotoa è considerata la grande antenata dei coloureds sudafricani (i mulatti), ma secondo lo storico Mansell Upham, il DNA di circa 3 milioni di discendenti può essere rintracciato nella figlia Pieternella, che a sua volta sposò il farmer olandese Daniel Zaaiman, capostipite della potente famiglia sudafricana Zaaiman. Secondo il genealogista Keith Meintjies, il suo sangue scorreva altresì nelle vene di figure politiche di etnia bianca come Paul Kruger, Jan Smuts e FW de Klerk, verità scomoda per essere rivelata apertamente in quegli anni critici.

Paradossale credere che proprio quest’ultimi furono “secoli più tardi” i sostenitori dell’Apartheid.

Possa questa storia essere anche una speranza per il moderno Sudafrica (ancora afflitto da controversie e tensioni razziali)  che porti all’affascinante consapevolezza di un’unità ritrovata nelle radici comuni.

 


“Krotoa, a feisty, bright, young 11-year-old girl is removed from her close-knit Khoi tribe to serve Jan van Riebeeck, her uncle’s trading partner. She is brought into the first Fort established by the Dutch East India Company in 1652. There she grows into a visionary young woman who assimilates the Dutch language and culture so well that she rises to become an influential interpreter for van Riebeeck who became the first Governor of the Cape Colony. As such Krotoa ends up being rejected by her own Khoi people and destroyed by the Dutch when she tries to find the middle way between the two cultures”

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